Occhio al meteo!

L’avvento di internet e dei modelli matematici per l’interpretazione del tempo atmosferico stanno contribuendo a rendere le navigazioni apparentemente sempre più facili.

Nel frattempo però la cultura calcistica si è insinuata strisciando anche lungo le banchine e tra sentenziosi “l’avevo detto che sarebbe arrivato maestrale” o sensazionalistici “questa è l’estate più calda degli ultimi 200 anni” si fronteggiamo squadre di diportisti votati chi al tal meteorologo, chi al tal altro sito di previsioni.

Alle frasi da bar del tipo “il mister ha sbagliato a schierare quel tal calciatore…” tra le barche ormeggiate fanno eco espressioni di disappunto come “avevano detto che il vento si alzava alla tal ora e invece…” oppure lo scontato “i bollettini non ci prendono mai” che di pratico rivelano solo una scarsa propensione ad acquisire esperienza da parte dei moderni frequentatori dei pontili.

Una nuova generazione di diportisti talvolta viziati e spesso pigri ha tralasciato l’abitudine di intervistare l’esperto locale o di consultare le manifestazioni del cielo e quando si ritrovano tra simili pare inevitabile la fatidica domanda “Cosa consulti di solito per sapere che tempo farà?” che il più delle volte non viene espressa per aggiornarsi o per raccogliere informazioni, ma prelude all’avvio di una competizione: “il sito che consulto io è più attendibile del tuo”.

Le impressioni che una volta riguardavano l’interpretazione dei segni premonitori del tempo ora si confrontano sul terreno della attendibilità della fonte: “io sto con Windfinder”, “ma ilmeteo.it è più preciso”, “Windguru non sbaglia mai”, “hai visto cosa dice Lamma?”.

Quando guardare il bollettino? meglio iniziare con largo anticipo o guardarlo solo all’ultimo perché è più attendibile?

Mentre si vorrebbe che anche il mare e il clima si adattassero alle esigenze del popolo vacanzieri, si ricorre con sempre maggior frequenza alla consultazione delle pagine di siti specializzati, all’apertura di applicazioni che propongono griglie e tabelle in cui si presentano le condizioni del vento, del cielo, del mare, delle nuvole, ora dopo ora, anche a distanza di parecchi giorni. Precise, puntuali, professionali e talvolta anche ben inserite nei contesti territoriali, sono pagine che trasmettono fiducia.

Ma la consultazione pedissequa di queste fonti è responsabile alle volte di quelle espressioni attonite e meravigliate da post-burrasca: “ma come?!?

Questo sito non vale niente, ha sbagliato a prevedere l’arrivo del vento di almeno un’ora, è uno scandalo!” quando tra i naviganti è risaputo che le informazioni vanno interpretate, adattandole al luogo in cui ci si trova, alle caratteristiche orografiche.

E che le probabilità statistiche che una previsione sia attendibile diminuiscono in modo esponenziale mano mano che che si protraggono avanti nel tempo.

Non serve a nulla guardare le previsioni in anticipo

a chi le assume passivamente, senza costruirsi un quadro sinottico nel quale inserire le informazioni acquisite. I bollettini costituiscono una chiave di lettura su cui appoggiare i dati empirici di cui si può disporre al momento dell’imbarco, o durante la navigazione.

Osservare il cielo, interpretare le nuvole, prestare attenzione agli strumenti di bordo: sono ancora pratiche indispensabili che devono necessariamente integrare le informazioni acquisite tramite le numerose ed efficaci fonti disponibili proposte da internet, dalle app e attraverso le radio costiere.

Limitarsi ad assumere passivamente le previsioni e accontentarsi delle loro informazioni equivale a guardare il barometro e leggere le scritte fondamentalmente estetiche riportate sul suo quadrante: bel tempo, variabile, burrasca (Very Dry, Fair, Change, Rain. Stormy).

Non servono e costituiscono addirittura informazioni fuorvianti.

Con questo allora, ci si potrebbe ritenere legittimati a non prestare attenzione agli strumenti di bordo?

In mare, come nella meteorologia, contano i cambiamenti. E avere la capacità di coglierli.

Non ha molta importanza dove si trovi la lancetta del barometro aneroide, ma di quanto di sposta e in quanto tempo.

Registrare con regolarità l’andamento della pressione atmosferica è uno dei contenuti fondamentali del diario di bordo; durante qualsiasi navigazione è importante mantenere monitorato il barometro, oppure si può fare affidamento sui numerosi ed economici strumenti elettronici che oltre al valore assoluto di pressione propongono i grafici del suo andamento, una informazione determinante per valutare le condizioni e compararle con quanto riportato dalle previsioni.

Se poi, andando al di là delle prescrizioni legislative riguardanti le attrezzature di bordo delle imbarcazioni, oltre al barometro a bordo ci si dota anche di termometro e di igrometro, le possibilità interpretative aumentano in modo significativo.

Collegare tra loro le tre caratteristiche che contraddistinguono le masse d’aria -pressione, temperatura, umidità- aiuta a comprendere meglio il contesto climatico, la sua evoluzione e quindi le prospettive meteorologiche.

Il responso finale sulle condizioni meteo, per chi deve affrontare il mare davvero, viene dalle osservazioni dirette, al momento dell’imbarco e durante la navigazione.

Sapendo che una volta preso il largo, difficilmente si può contare sulla connessione internet. Quindi? Orecchio incollato alla radio per captare le previsioni, con i Securité o sul canale 68 del vhf. Occhi fissi sul barometro, per cogliere e registrare ogni minima tendenza in aumento o in diminuzione.

Ma le previsioni non si fanno rimanendo sotto coperta.

Lo sguardo deve poter scrutare verso l’orizzonte, per osservare in alto le nuvole, interpretare i loro codici evolutivi, leggere la sintassi della loro successione.

Per cogliere i segni premonitori che arrivano da ogni direzione, anche dall’acqua, dalla variazione del suo colore, dal comportamento delle onde.

Navigare significa sempre guardare distante, anche quando si deve rimanere vicino a riva, al porto, sotto costa.

In fondo, andare per mare è pur sempre un modo per proiettarsi lontano, conta poco se fisicamente o emotivamente.

E seguire il tempo non è mai solo questione di “qui e ora”.

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